per una volta, crossposting da una lista a ’sto blog. magari avete da dire qualcosa in merito, chissà. tutto questo nasce anche per colpa di Urza e di un paio di suoi post. [1] [2]
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Il giorno 17/nov/08, alle ore 17:48, Elettrico ha scritto:
il punto non è che qualcuno mi dica “i social network sono merda”, il punto è che io devo avere in mano gli strumenti per decidere se e cosa voglio fare del mio privato, dei miei dati, dei cazzi miei.
è un po’ che provo a tirare giù i miei pensieri e i motivi del mio uso o non-uso dei socialcosi.
prima fase, l’ammissione. non credo particolarmente nei social network, ma li studio e provo a rapportarmici in quanto persona che passa 2/3 del suo tempo online, lavorandoci o meno.
uso linkedin. perchè non mi spiace mantenere contatto con alcune persone a livello lavorativo, contatti che difficilmente avverrebbero via email (c’è poco da dirsi quotidianamente), ma che in alcuni casi possono tornare buoni. per esempio, ho risolto un po’ di problemi e qualcuno ha risolto miei problemi tramite domande e risposte (e un pool di esperti a cui chiedere torna comodo), ma questo non è molto diverso da una mailinglist, se non che a differenza di una lista non
c’è un meccanismo “selettivo” come iscrizione e frequentazione della medesima, prima di porre domande. oltre a questo, il lavoro che sto facendo ora mi è arrivato tramite linkedin, riprendendo contatto per puro caso con un mio collega del 2001. quindi, in questo preciso ambito, posso dirmi abbastanza coinvolto e soddisfatto, anche perchè le info su di me presenti li sopra non hanno alcunchè di carattere personale, sono fatti di pubblico dominio che io stesso mando in giro (curriculum vari).
uso lastfm. un po’ perchè mi piace vedere l’evoluzione dei miei ascolti nel tempo, un po’ perchè pur essendo ormai di una major (universal, credo) mantiene un proprio livello di indipendenza, che
permette - per esempio - ad artisti autoprodotti di potersi promuovere senza rinunciare ai propri diritti (o cmq non obbligando a farlo, ma lasciando la scelta) in cambio di royalties per i passaggi radio ad esempio (si, lastfm fa anche questo).
uso ccmixter. perchè mi piace fare audio e mi piace fare audio opensource, e volendo sia fare qualcosa che magari farlo pure ascoltare in giro, preferisco rapportarmi con persone che la pensano
allo stesso modo. ccmixter è una comunità di remixer creata dalla fondazione creative commons come esperimento, con l’unico fatto che ha superato ampiamente le aspettative. di fatto, permette anche all’ultimo degli sfigati come il sottoscritto di manipolare liberamente e senza particolari vincoli (se non quelli della licenza CC) i suoni di artisti come dj vadim e bucky johnson. di fatto, ha permesso a perfetti sconosciuti - trifonic - di farsi un nome online perchè piaceva ciò che producevano, e di arrivare a mandare un pezzo nato su ccmixter nella soundtrack di un episodio di CSI:Miami (cosa che a chi fa audio per diletto puo’ anche piacere, via). di fatto, ha permesso a una non piccola tv canadese di fare un trailer su web di una propria serie e prendere un mio pezzo come colonna sonora in cambio di una attribuzione e di una quantità smodata di traffico web e di download. non credo sia male questo.
non uso myspace, flickr, altri. alcuni li ho provati per lavoro, studiando meccanismi e smettendo di usarli quasi all’istante. facebook lo usai e l’ho studiato perchè dovevo lavorarci, e dovendo usarlo come sviluppatore ho dovuto anche metterci la faccia. per fortuna il progetto è morto pressochè all’istante e ho potuto smettere con una perdita relativamente minima di dati personali (3 o 4 amici o parenti).
tutto il resto è noia. a prescindere dai (pre)giudizi, o dal fatto che effettivamente sto lavorando per un social network, pure se al limite dell’autoproduzione. almeno so chi tiene le redini di ’sta cosa e so
come la pensa, e a guardare i codici non vedo particolari problemi di privacy imposti dall’alto, semmai una quantità smodata di persone che se ne battono il cazzo a prescindere della propria privacy, e bon, contenti loro contenti tutti suppongo, ma nessuno sta imponendo o
rubando alcunchè, e questo già è un approccio che posso accettare, essendo lavoro.
di base, cmq, questo credo sia il nucleo del problema: consapevolezza. tornando a facebook, breve estratto da The Guardian guardian.co.uk (che consiglio vivamente come lettura)
the real face behind Facebook is the 40-year-old Silicon Valley venture capitalist and futurist philosopher Peter Thiel [...] Thiel is a member of TheVanguard.Org, an internet-based neoconservative pressure group that was set up to attack MoveOn.org, a liberal
pressure group that works on the web. Thiel calls himself “way libertarian”. [...] So by his own admission, Thiel is trying to destroy the real world, which he also calls “nature”, and install a
virtual world in its place, and it is in this context that we must view the rise of Facebook. Facebook is a deliberate experiment in global manipulation, and Thiel is a bright young thing in the neoconservative pantheon, with a penchant for far-out techno-utopian fantasies. Not someone I want to help get any richer.
in sostanza: tutto sta a vedere come si usano le cose, e condivido l’utopia elettrica: la gente prima o poi si sveglierà e si accorgerà che ’sta mole di dati non serve a un cazzo. l’unico dubbio è su quanto
tempo ci vorrà per arrivare a questo, e quanti danni irrimediabili verranno fuori fino a quel momento.
altre info su facebook: [1] [2]
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dopo tutto ’sto pippone, vi meritate una pausa: Social Networkings Wars!
